martedì 17 gennaio 2017

Eliza: un chatterbot come terapista?

E' negli anni sessanta che si iniziano sfruttare le potenzialità del computer per l'intervento psicologico. Nel 1966 Weizenbaum, Professore al MIT, scrisse un programma, ELIZA, che si proponeva di simulare l'interazione terapeuta-paziente. In realtà questo chatterbot analizzava e sostituiva semplici parole–chiave scritte dall’utente con frasi preconfezionate, dando a volte l’illusione di avere dall’altro lato un interlocutore reale. 
Ecco l'esempio di una ipotetica conversazione 


Dopo un discreto scambio di battute emergono i limiti del programma che in effetti  non riconosce il linguaggio naturale, si mostra poco empatico, evidenziando lacune nella comprensione della personalità umana. Da qui derivarono le critiche mosse al chatterbot che spinsero Weinzenbaum a pubblicare  nel 1976 Computer Power and Human Reason. Egli espose i suoi dubbi relativamente alla possibilità che dei computer dotati di intelligenza artificiale vengano usati per prendere delle decisioni importanti essendo gli stessi privi di compassione e saggezza; chiari così il suo disaccordo con la possibilità che un computer possa sostituire l'essere umano in un dialogo psicologico. 
Si tentò di perfezionare Eliza in diverse versioni successive ma i suoi inevitabili limiti la rendono un interessante esperimento di intelligenza artificiale più che una vera e propria psicoterapia. Indipendentemente dalle considerazioni cliniche e deontologiche che l’esperienza di Eliza può muovere, si è trattato indubbiamente di un passo molto importante nella direzione dell'integrazione tra psicologia e nuove tecnologie, preliminare all’avvento del web nel discorso della cura mentale.  

Simulazione colloquio con Eliza:


 

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